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Dal Salone del Mobile alle Industrie Culturali e Creative: strategiche per rilancio UE

Il recente Salone del Mobile
I risultati molto positivi del Salone del Mobile, certificano non solo lo stato di salute di un sistema di produzione e di impresa di importanza strategica, ma sono la testimonianza del momento di crescita più generale di un intero settore, quello delle Industrie Culturali e Creative (ICC), che si è dimostrato più di tutti resiliente alla crisi economica. In termini generali, nell’UE, le imprese del settore culturale e creativo, comprendono più di tre milioni di imprese e 13,7 milioni di dipendenti.

Partecipando alla recentissima edizione del Salone del Mobile di Milano, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha sottolineato: “Assistiamo, qui alla manifestazione non soltanto di un'attività espositiva, ma anche di una cultura di impresa, simbolo di un metodo di lavorare insieme e di un modo d'interpretare la manifattura moderna”.
Cultura, creatività e bellezza sono beni immateriali. Non possiamo toccarli con mano, ma sono la cifra significativa e caratterizzante della nostra identità. Sono il volto dell’Italia nel mondo, sono il nostro biglietto da visita, la fotografia più autentica che mostriamo con orgoglio.
In soli sei giorni, a Milano si sono registrate più di 343 mila presenze, provenienti da 165 paesi, con una crescita di ben il 10% rispetto a due anni fa, 2.000 espositori, di cui il 34% stranieri.
I risultati molto positivi del Salone del Mobile, certificano non solo lo stato di salute di un sistema di produzione e di impresa di importanza strategica, ma sono la testimonianza del momento di crescita più generale di un intero settore, quello delle Industrie Culturali e Creative (ICC), che si è dimostrato più di tutti resiliente alla crisi economica.
In termini generali, nell’UE, le imprese del settore culturale e creativo, ossia quelle che poggiano su valori culturali, sulla creatività, sulle competenze e sul talento individuale e che hanno il potenziale di creare ricchezza e occupazione, comprendono più di tre milioni di imprese e 13,7 milioni di dipendenti. Il contributo al valore aggiunto lordo europeo delle ICC conta per ben il 9,3% (di cui il 4% le industrie del settore dell’alta gamma).
Secondo i più recenti dati Eurostat, il valore complessivo delle esportazioni UE si è attestato a 1.703 miliardi di EUR. In questo contesto, 27,3 miliardi di EUR (1,6 %) sono costituiti dalle esportazioni di prodotti culturali e 209,1 miliardi da prodotti connessi alla moda (12,3 %). Le industrie di alta gamma, da sole, rappresentano il 18 % delle esportazioni europee, per un valore di 308 miliardi di EUR.
Sono questi numeri che invitano a riflettere sull’importanza di un settore in costante crescita.
Le ICC in Europa hanno una forza lavoro 2,5 volte superiore rispetto a quella della produzione automobilistica e 5 volte superiore rispetto all'industria chimica. Non solo, esse sono composte prevalentemente da microimprese e PMI e sono ancorate ad un sistema di tradizioni dei territori che le rende più difficilmente de-localizzabili. In questo modo le ICC sono naturalmente portate a instaurare sinergie con i centri di formazione territoriali, i quali, a loro volta, beneficiano della possibilità di creare percorsi scuola-lavoro per i propri studenti. Non è un caso che il settore culturale e creativo sia quello che più di ogni altro, impieghi ragazzi tra i 15 e i 29 anni (19% della forza lavoro totale del settore), da coloro che posseggono quindi qualifiche professionali all’alta formazione.
Proprio alla luce dell’importanza di questo settore – finalmente riconosciuta - a dicembre 2016 il Parlamento Europeo ha votato una relazione avente il titolo “Una politica dell'UE coerente per le industrie culturali e creative”, di cui sono stato relatore, insieme al collega tedesco Christian Ehler.
Nel rapporto, come prima cosa, si è cercato di dare una puntuale ed aggiornata definizione di industrie culturali e creative, ossia quelle imprese che poggiano su valori culturali, sulla creatività, sulle competenze e sul talento individuale, che hanno il potenziale di creare ricchezza e occupazione, generando valore dalla proprietà intellettuale. In particolare, esse includono i seguenti segmenti fondati su input culturali e creativi: l'architettura, gli archivi e le biblioteche, l'artigianato artistico, gli audiovisivi (compresi i film, la televisione, i videogiochi e il i prodotti multimediali), il patrimonio culturale, il design, la moda e l'industria di alta gamma basate sulla creatività, i festival, la musica, le arti dello spettacolo, l'editoria, la radio e le arti visive.
A differenza di altri settori, le ICC presentano un valore duale. Esse svolgono, da un lato, un ruolo essenziale per preservare e promuovere la diversità culturale e linguistica europea, contribuendo a trasmettere le conoscenze e i valori e salvaguardando il patrimonio materiale e immateriale per le generazioni presenti e future. Al contempo, rappresentano uno strumento concreto per la coesione sociale grazie all'importante contributo che rendono all'economia dell'Unione in termini di occupazione, investimenti, crescita e innovazione e concorrono in maniera significativa alla competitività dell'Europa sulla scena mondiale.
Creatività, innovazione e produttività hanno però bisogno di un sostegno forte e concreto.
In primo luogo, servono un contesto ed un ambiente che favoriscano il loro sviluppo. A partire dall’istruzione e dalla formazione professionale, è fondamentale facilitare la creazione di percorsi scuola lavoro che mettano in contatto diretto allievi e studenti con i luoghi di lavoro, promuovendo la creazione di poli formativi in cui più aziende e centri di formazione cooperino nel fornire strutture all’avanguardia, dove i ragazzi possono apprendere, anche utilizzando i migliori strumenti, per colmare il divario tra le richieste del mercato del lavoro e l’offerta, dovuto alla mancanza di conoscenze che molto purtroppo, troppo spesso, colpisce i giovani in cerca di lavoro.
Altro modo per sostenere concretamente le ICC è quello di affrontare una serie riforma del copyright e attuare una forte politica di contrasto alla contraffazione e alla pirateria. I diritti di proprietà intellettuale, rappresentano infatti per il settore culturale e creativo, l'equivalente dei brevetti per l'industria e la tecnologia. La tutela di tali diritti è elemento vitale per la sopravvivenza stessa dell'industrie culturali e creative.
Infine, una politica credibile di sostegno alle ICC deve prevedere, necessariamente, anche un accesso diretto ai finanziamenti e ai fondi UE. A tal proposito, il sostegno alle ICC dovrebbe diventare una priorità politica all'interno dei Fondi strutturali di investimento europei, di Orizzonte 2020 e del Quadro Finanziario Pluriennale. Nel programma di ricerca di Orizzonte 2020 e nei Fondi strutturali, in particolare, è necessario utilizzare appieno le potenziali sinergie esistenti tra le politiche dell'UE, avvalendosi efficacemente dei finanziamenti disponibili e conseguire gli obiettivi per cui sono stati predisposti.
L'importanza del Fondo europei per gli investimenti strategici per le ICC risiede sicuramente nella sua capacità di attirare investitori privati nel settore e promuovere piani di venture capital e capitale di rischio. Stando a uno studio condotto nel 2013 dalla Commissione, però, le ICC si scontrano con degli ostacoli nell'accesso ai finanziamenti in ragione delle loro caratteristiche specifiche, tra cui problemi nella valutazione dei rischi e nella stima della proprietà immateriale, ad esempio i diritti di proprietà intellettuale.
Di conseguenza, per migliorare l'accesso ai finanziamenti per le ICC, è necessario predisporre piani di capitale di rischio, ma anche sviluppare conoscenze tecniche per valutare il valore degli attivi immateriali che potrebbero essere usati come garanzie.
Per concludere, investire nelle ICC è oggi una scelta strategica per promuovere il savoir-faire europeo, creare occupazione – in particolare, giovanile, vera piaga della situazione di impiego odierna in molti paesi dell’UE - e mettere basi solide e reali per un innovativo piano dell’economia reale e della stessa re-industrializzazione europea.

LUIGI MORGANO, Membro delle Commissioni per la Cultura al Parlamento europeo

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