Protezione lavoratori

Revisione Direttiva Cancerogeni e Mutageni (2004/37/CE)

Revisione Direttiva Cancerogeni e Mutageni (2004/37/CE)
Verniciatura legno
In base alla direttiva quadro i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori devono essere eliminati o ridotti al minimo. La direttiva sugli agenti cancerogeni o mutageni detta una serie di disposizioni concrete riguardanti specificamente gli agenti chimici cancerogeni.

I principi per la protezione dei lavoratori dagli agenti cancerogeni sono stabiliti, a livello di UE, dalla direttiva quadro generale in materia di salute e sicurezza sul lavoro (89/391/CEE) e dalle direttive che disciplinano specificamente i rischi chimici (in particolare la direttiva sugli agenti chimici e la direttiva sugli agenti cancerogeni o mutageni).

In base alla direttiva quadro i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori devono essere eliminati o ridotti al minimo. La direttiva sugli agenti cancerogeni o mutageni detta una serie di disposizioni concrete riguardanti specificamente gli agenti chimici cancerogeni.

La nuova proposta di Direttiva rivede ed in alcuni casi introduce valori limite di esposizione dei lavoratori per 13 agenti cancerogeni, tra cui la polvere di legno duro (hardwood dust), il cui limite di esposizione viene abbassato da 5 mg/m3, valore attualmente recepito dalla legislazione italiana tramite il d.lgs. 81/2008, a 3 mg/m3. Tale limite è stato inoltre validato dal Consiglio dell’U.E. nel General Approach approvato il 13 Ottobre 2016. Si tratta di un adattamento in alcuni casi difficile ma realisticamente perseguibile dalle imprese del nostro comparto, a differenza di quanto approvato in sede di votazione dalla Commissione Occupazione ed Affari Sociali del Parlamento Europeo nella seduta del 28 febbraio u.s.. In particolare, il testo licenziato dalla Commissione parlamentare prevede un abbassamento del limite di esposizione a 2 mg/m3, dopo un periodo di transizione di 5 anni, applicabile a tutti i tipi di legno. Tale proposta cancella inoltre la distinzione tra legno duro e legno tenero attualmente previsto dalla direttiva vigente. La distinzione tra hardwood e softwood, ancorchè non rilevante nei casi di aziende che lavorano essenze tra loro diverse, per le quali si applica già il limite previsto a tutte le polveri, è invece rilevante per le attività, spesso piccole, prevalentemente localizzate nelle zone montuose, dove le conifere sono l’unica materia prima utilizzata.
La posizione del Parlamento presenta dunque due profili di criticità, che riguarderebbero le quasi 58.000 aziende interessate in Italia, per un totale di circa 250.000 addetti.
L’estensione dell’ambito di applicazione al legno tenero (softwood) farebbe ricadere nuovi obblighi derivanti dalla gestione di agenti cancerogeni (sorveglianza sanitaria, valutazione del rischio, installazione di nuovi sistemi di ventilazione e aspirazione) sui settori della produzione di imballaggi in legno e segherie, che fanno uso prevalente di conifere. L’inclusione di tale sostanza avverrebbe peraltro tramite una procedura inusitata, dal momento che per tale sostanza manca sia una valutazione di impatto condotta dalla Commissione europea che il parere tecnico dell’Advisory Committee on Health and Safety.

In Italia il settore degli imballaggi conta circa 1610 aziende, di cui 850 artigiane, per un fatturato totale di 1.6 miliardi di euro e circa 12.300 addetti. Si tratta pertanto di un settore composto in prevalenza di piccole, medie e microimprese, che ha conosciuto negli anni passati una forte crisi e che tuttora sconta pesanti costi di adeguamento alle normative europee: secondo uno studio condotto per conto della Commissione il costo di adeguamento al quadro regolatorio comunitario nei vari ambiti (normativa ambientale, fitosanitaria, sociale) supera il 16% del valore aggiunto prodotto dal settore a livello europeo.

Il settore delle prime lavorazioni del legno (segherie) conta invece 2500 aziende e 8700 addetti, per un fatturato totale di 1 miliardo di euro. Questo si tradurrebbe nell’inserimento di un nuovo cancerogeno attraverso una procedura inusitata rispetto al lavoro precedentemente svolto dalla Commissione Europea.

L’abbassamento del valore limite sotto i 3 mg/m3 per la polvere di legno duro non è perseguibile dalle aziende del comparto interessate (settori arredo, pavimenti), se non a costo di pesanti investimenti che comprometterebbero la competitività delle imprese stesse. I costi di adeguamento, legati alla sostituzione degli impianti di ventilazione e filtraggio nei locali di produzione, potrebbero nei casi peggiori portare alla chiusura di piccole e medie aziende, come riconosciuto dalla stessa Commissione Europea nella valutazione di impatto che accompagna la proposta legislativa. In alcuni casi l’investimento può arrivare a 700.000 euro, a seconda del tipo di impianto e della dimensione dell’azienda.

di MARCELLO MISSAGLIA

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