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Best practice, adeguamento dei contenuti e apertura internazionale

Best practice, adeguamento dei contenuti e apertura internazionale
Leggo con interesse l'articolo apparso sul Corriere Economia del 26 giugno, di Stefano Caselli, Prorettore agli affari internazionali dell'università Bocconi, di Milano, e vorrei con molta umiltà, in qualità di Assessore Provinciale alle politiche della Scuola, genitore ed appassionata Italiana, aggiungere un mio commento ai 3 punti da lui esposti:

1) diffusione delle best practice. Il Prorettore probabilmente dà per assunto che il termine "best practice" sia conosciuto nel suo significato da tutti i docenti studenti e le loro famiglie. Ma andiamo oltre. Il trasformare una best practice in uno standard catalogato e diffuso richiede molto lavoro, che non significa solo descriverlo su di una piattaforma on line o un sito, fosse anche quello del MIUR. Significa che i docenti tutti, sia delle scuole secondarie superiori ( Prorettore, esiste molto altro oltre ai Licei, la prego di ricordarsene) devono confrontarsi capire ed essere disponibili a replicare quanto già realizzato con successo da altri. Vuol dire parlare in classe di un argomento - lo stesso di anno in anno - cambiando totalmente il metodo e la prospettiva. Significa mettersi in discussione e lavorare affinché, un giorno, la best practice da diffondere sia la propria. Quindi vuol dire reinventarsi ogni giorno, guardarsi attorno e confrontarsi anche con gli studenti e le loro famiglie. Famiglie che molte volte potrebbero essere loro stesse portatrici di innovazione e di best practice, essendo molti genitori inseriti nel mondo del lavoro anche in posizioni apicali o in contesti stimolanti. Ma siamo sicuri Prorettore che i docenti sia delle superiori che universitari siano pronti per questo confronto?

2) adeguamento dei contenuti. Questo aspetto è il punto debole del Ministero. Quanti funzionari ministeriali, quanti burocrati in attesa di pensioni dorate per aver frequentato i marmorei pavimenti dello splendido palazzo di via Trastevere per lungo tempo (troppo lungo) pensa si stiano in questo momento adoperando per adeguare i programmi, su alcune materie sono fermi di decenni? Molti dirigenti scolastici hanno caparbiamente sostenuto l'insegnamento della doppia lingua utilizzando fondi d'istituto per laboratori linguistici all'avanguardia ma mentre nei Licei Linguistici questo è un must non si capisce per quale motivo non lo debba diventare anche negli istituti tecnici, per coloro che contribuiranno a costruire infrastrutture solide in cantieri all'estero, per coloro che decideranno di dedicarsi alle discipline sociali ed anche per medici ed avvocati. Qual è il meccanismo per cui chi diventa un bravo elettricista non debba avere almeno una certificazione linguistica? Per non parlare dei citati 'strumenti di programmazione' che immagino siano tutto ciò che si definisce come Innovazione Tecnologica. I docenti di queste materie non possono essere altri se non coloro che abbiano lavorato nel settore e che dopo una pausa dedicata all'insegnamento, possano tornare a quel settore che è e sarà il driver di ogni cambiamento, con una velocità che sfugge sicuramente ai meccanismi del sistema scolastico per ovvi motivi anche umani e comprensibili.

3) apertura internazionale. Su questo ultimo punto andrebbe chiamato in causa il concetto di 'sistema scolastico Europeo', cioè la creazione di un sistema che consenta la mobilità degli studenti, l'accoglienza e la scelta attraverso selezioni con standard Europei che possano orientare i ragazzi che lo desiderano a scegliere l'indirizzo e la scuola a loro più adatte, al fine di ottenere il miglior risultato possibile. Il tutto SENZA ONERI PER LE FAMIGLIE perché, sembrerà strano forse nel mondo che lei frequenta, ma nell'Italia vera ci sono ancora ragazzi meritevoli a cui le famiglie non possono concedere nemmeno una vacanza studio di una settimana all'estero.

Ed allora, e concludo, la chiave di volta ancora una volta è l'Unione Europea, fatta di moneta unica, di banche da salvare, di priorità economiche, di pareggi di bilancio, ma soprattutto di persone e, sottolineo, ragazze e ragazzi che Europei si sentono nel DNA e che non vogliono restare indietro solo per inadeguatezza del sistema scuola in cui si ritrovano, ed a cui noi tutti politici, amministratori, comunità dell'Istruzione ed Univeristaria, dobbiamo dare strumenti per vivere il loro tempo ora e per attrezzare il loro futuro.

di MILENA D'IMPERIO

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